Cenni biografici.
Sono un architetto veneziano. Ho svolto la mia professione in diverse parti d’Italia, principalmente in Sardegna, dove ho progettato e costruito ville, alberghi, villaggi turistici. A Venezia ho sempre mantenuto la mia residenza principale, e qui non potevo essere estraneo alla politica della mia città. Ho svolto alcuni ruoli pubblici e politici attinenti alla mia qualifica di architetto e urbanista. Dalle esperienze di lavoro in Sardegna ho tratto lo spunto per il mio romanzo “L’isola delle lusinghe” pubblicato a luglio 2017 (in seconda edizione) dalla Casa Editrice Condaghes di Cagliari.
Il mio primo romanzo “Venezia non basta” ha vinto nel 2008 il Premio Cimitile ed è stato pubblicato dall’Editore Guida di Napoli.
Dalle mie esperienze politiche veneziane ho tratto lo spunto per il mio terzo romanzo “L’ultimo suono” pubblicato dalla Casa Editrice Pegasus Edition nell’agosto 2017.
Questi romanzi hanno conseguito negli anni, prima come testi inediti, poi come editi, una quarantina di premi letterari con diverse qualificazioni.
Ora sto pubblicando la mia ultima fatica letteraria, il romanzo “Oneiros” (L’olmo sulla collina) un testo complesso articolato in due volumi, dove i protagonisti della vicenda la raccontano ciascuno, per proprio conto, come l’hanno vissuta, come un’esperienza intima e personale, perché ognuno di loro ne ha portato un ricordo ed una percezione soggettiva. Ma anche per invitare a cogliere, dai loro racconti, il senso della complessità dei rapporti umani. Dell’amore in particolare. Il prossimo romanzo si intitola “L’editore” e, in qualche modo, racconta la situazione dell’editoria italiana recente, soprattutto quella della grandi case editrici. Dove ormai è vigente la logica del sistema capitalistico-finanziario del villaggio globale, cioè quella del mercato e del profitto. Con grave danno, a mio parere, della cultura e della produzione letteraria di un certo livello. Questa mia personale lettura la applico ad ogni forma d’arte recente, dove per recente coinvolgo il secolo presente e la seconda metà del novecento. Non mi interessa quasi nulla della produzione culturale dei decenni passati, trovo che ogni forma d’arte si sia svilita all’interno di un sistema che nega, sostanzialmente, i valori da cui dovrebbe trarre ispirazione. La “forma”, in ogni manifestazione creativa, ha occupato il posto della “sostanza”, la narrazione artistica e culturale trova lo scopo in se stessa, ha perduto il senso vero dell’obiettivo che si è sempre prefissa: quello di alimentare le coscienze e di elevare l’uomo socialmente e culturalmente.
I libri che scrivo non sono semplici né facili, non scrivo per intrattenere il lettore in modo effimero, ma per imprimere segni nella mente, per raccontare l’eterogeneità dei moti dell’animo umano e la difficile arte del vivere. Insomma, roba del romanzo ottocentesco!