Classe 1985, Matteo Bruschetta ha scoperto il calcio, imparato a leggere e a scrivere, grazie alle figurine Panini. Il suo primo album collezionato è quello dei Mondiali di Italia '90, Roger Milla e Dragan Stojikovic sono i primi feticci e il gol di Claudio Caniggia la prima delusione calcistica.
Il mondo del calcio lo ha vissuto dal campo come calciatore, dalla panchina come allenatore e dalla tribuna come giornalista sportivo. Ha scritto per vari quotidiani, tra i quali il Corriere dello Sport, ma dopo otto anni di collaborazione, ha scoperto che oltre al rettangolo verde ci sono altre strade. Nel 2010 si è trasferito all'estero, viaggiando parecchio: Londra, Sidney e Praga, dove attualmente risiede.
Nel suo blog footballnotballet.com racconta storie di calcio, soprattutto del passato, con intrecci tra sport, politica e cultura. Laureato in Scienze della Comunicazione, ha scritto la tesi di laurea sulla mancata convocazione di Antonio Cassano ai Mondiali del 2010, analizzando leadership e dinamiche di gruppo all’interno di una squadra di calcio.
Calcisticamente ateo, simpatizza per chi gioca con coraggio e per gli underdog, senza badare al colore della maglia. Concorda che "La vittoria di un titolo è cosa effimera" (Socrates) e che "Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio" (José Mourinho). Appassionato di letteratura sportiva, se deve fare un regalo di compleanno, sceglie: “El fútbol a sol y sombra” di Eduardo Galeano.
Nel 2018 ha pubblicato la collana "Storie Mondiali", composta da tre libri: “I Mondiali dei vinti”, "Cenerentola ai Mondiali" e "Giant killing ai Mondiali".
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