Zaccheo Levi

Ho cominciato a scrivere poesie nei tardi anni '80. Poi ho scoperto la letteratura americana grazie all'antologia "Americana" di Elio Vittorini, ristampata da Bompiani in quegli anni. Mi piaceva quel linguaggio diretto, di forte impatto, fatto di frasi concise. Mi ci sono cimentato anch'io in due romanzi brevi: "La fine di qualcosa" e "Le ultime cose vere". La foto del mio profilo risale a quel periodo.

Col nuovo millennio scoprii la poesia tradizionale giapponese: gli haiku. Poesie brevi, di tre versi, 5, 7, 5, sillabe: 17 sillabe in tutto. Leggevo Basho, Ryokan, Shiki, Issa, Buson, ma in traduzione le sillabe erano ben più di 17 e questo non mi soddisfaceva, così cominciai a scriverne io. Lo feci con tale impegno che divenne una passione.

Capitò che un mio collega croato, che come molti croati parla benissimo l'italiano e apprezza la nostra cultura più di quanto facciamo noi stessi, leggesse alcuni dei miei haiku e li trovasse belli; cosa tanto più sorprendente dato che non leggeva affatto poesie. Mi disse che dovevo pubblicarli.

Contattai alcuni editori. Molti neppure rispondevano, altri mi proponevano un contributo e l'acquisto di qualche centinaio di copie. Alla fine trovai il canale giusto: LibertàEdizioni e in breve, nel 2013, fui avviato all'editoria digitale. Risalgono ad allora le mie prime pubblicazioni: "Micropoesie della luce", composizioni in forma di haiku ispirate ai misteri del rosario, e illustrate da miei tangram originali, e "L'estate e le sue stagioni", raccolta di haiku tradizionali, illustrata da una mia conoscente, autrice di haiku e pittrice.

Anche se il contributo spese per la pubblicazione che mi chiedeva l'editore era davvero minimo, nel 2016 decisi di fare da me e approdai ad Amazon e al "self publishing": qui finalmente mi sono sentito un autore indipendente.

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